Le Due città.  Charles Dickens
Capitolo 14. L'onesto lavoratore
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Agli occhi del signor Jerry Cruncher, seduto sul suo scanno in Fleet Street col suo tristo monello accanto, si presentavano ogni giorno un gran numero e una grande varietà di oggetti in movimento. Chi potrebbe star seduto su qualunque cosa in Fleet Street durante le più affaccendate ore del giorno, e non essere confuso e assordato da due immense processioni, l'una diretta sempre a occidente col sole, l'altra diretta sempre a oriente in contrapposizione al sole, ma entrambe dirette sempre a orizzonti oltre il limite del rosso e del viola ove tramonta il sole?

Con la sua paglia in bocca, il signor Cruncher se ne stava seduto a guardar le due correnti, come quell'agricoltore pagano della leggenda che ebbe per parecchi secoli l'incarico di vigilare il corso d'un fiume — tranne che Jerry non aveva la speranza che esse si asciugassero mai. Nè questa sarebbe stata per lui una speranza gioiosa, giacchè una piccola parte del suo guadagno egli la traeva dal pilotaggio delle donne timide (la maggior parte adulte e oltre il mezzo del cammin di nostra vita) dal lato dei flutti che passano innanzi alla banca Tellson fino all'opposta sponda. Per quanto breve fosse la guida in ogni singolo caso, il signor Cruncher non mancava mai d'interessarsi tanto della donna da esprimere un vivo desiderio di aver l'onore di bere un bicchiere alla sua salute. Ed era dalle offerte per l'esecuzione di questo benevolo scopo ch'egli raccoglieva un po' delle sue finanze, com'è stato appunto osservato.

Ci fu un tempo in cui un poeta sedeva su uno sgabello in un luogo pubblico a meditare sui passanti. Il signor Cruncher, seduto su uno sgabello in un luogo pubblico, meditava, non essendo poeta, il meno possibile e guardava in giro.

Gli capitò una volta — occupato così in un'ora di folla scarsa e di donne timide scarsissime, e in un giorno che i suoi affari in generale scarseggiavano in modo da dargli il fondato sospetto che la moglie avesse a bella posta pregato — di vedere, giù per Fleet Street, un'insolita affluenza di persone che attrasse la sua attenzione. Guardando da quella parte scoprì che veniva innanzi una specie di funerale, che la gente aveva qualcosa da dire contro quel funerale, e che perciò faceva baccano.

— Giovane Jerry, — disse Cruncher, volgendosi alla prole, — è un funerale.

— Viva, papà! — gridò il giovane Jerry.

Il signorino si abbandonò a quell'esultante espressione con un misterioso intendimento. Jerry seniore accolse così male quel grido, che ne approfittò per assestare uno schiaffo al signorino.

— Che significa? Perchè gridi viva! Che vuoi dire a tuo padre, bricconcello? Questo ragazzo mi sta pigliando la mano — disse Cruncher, squadrandolo. — All'inferno lui e i suoi evviva! Non fiatar più, se non vuoi avere il resto. Hai capito?

— Che male ho fatto? — protestò il giovane Jerry, sfregandosi la guancia.

— Zitto! — disse Cruncher. — Non voglio sentir nulla. Siediti qui, e sta a guardare.

Il figlio obbedì, e la folla si avvicinò. Si urlava e si fischiava intorno a un carro funebre e intorno a una carrozza, che conteneva un unico dolente, vestito delle nere gramaglie considerate essenziali alla dignità del suo ufficio. Il quale suo ufficio sembrava, però, non gli piacesse niente affatto, in mezzo a quel baccano che aumentava intorno alla vettura, in mezzo a quelle voci che lo deridevano, a quelle facce che gli facevano delle smorfie e gridavano in continuazione: «Ehi! Spia! Sciò! Ehi! Sciò! Spia!» e molti complimenti troppo numerosi e energici per essere trascritti.

I funerali avevano sempre molta attrattiva per il signor Cruncher. Egli aguzzava tutti i sensi e vibrava tutto, quando passava un funerale innanzi alla banca Tellson. Naturalmente, perciò, un funerale di quella fatta, con quello strano corteo, lo mise in grande eccitazione, e domandò alla prima persona che gli arrivò da presso.

— Che c'è, fratello? Che è accaduto?

— Non so, — disse l'altro. — Spia! Ehi! Sciò! Spia!

Egli domandò a un'altra persona: — Che c'è?

— Non so, — rispose l'altra persona, pur nondimeno mettendosi alle labbra la mano ad imbuto, e gridando col massimo calore ed entusiasmo: — Spia! Ehi! Sciò, sciò! Spia!

Finalmente capitò da presso a Cruncher un terzo, meglio informato, che gli disse che il funerale era d'un certo Ruggero Cly.

— Era una spia? — domandò il signor Cruncher...

— Una spia dell'Old Bailey, — rispose l'informatore. — Ehi! Sciò! Ehi! Spia dell'Old Bailey.

— Ah, già! — esclamò Jerry, ricordando il processo al quale aveva assistito. — Io l'ho veduto. È morto?

— Morto come un ceppo, — rispose l'altro, — non può essere più morto! Tirateli fuori! Spie! Tirateli fuori! Spie!

L'idea era così accettabile nella generale assenza di qualunque altra idea, che la folla l'accolse entusiasta, e ripetendo a gran voce l'incitazione di volerli fuori e di tirarli fuori, assiepò così da presso i due veicoli, che si dovettero fermare. Appena la folla aprì gli sportelli della carrozza, l'unico dolente che l'occupava uscì di per sè e si trovò per un momento nelle mani della folla; ma fu così svelto, e seppe usar così bene del suo tempo, che un momento dopo stava dandosela a gambe per un vicolo laterale, dopo essersi liberato del mantello, del lungo nastro nero al cappello, del fazzoletto candido e delle lagrime simboliche.

La folla fece a brandelli tutta quella roba, seminandola in giro con grande entusiasmo, mentre i bottegai chiudevano in fretta le porte e le mostre, poichè a quei tempi una folla non si arrestava innanzi a nulla ed era un mostro assai temuto. S'era spinta già tanto oltre da aprire il carro funebre, per toglierne il feretro, quando qualche genio più brillante propose, invece, di accompagnarlo alla sua destinazione fra la generale allegria. Essendoci un gran bisogno di suggerimenti pratici, anche questo fu accolto con grande entusiasmo, e la vettura fu immediatamente gremita da otto persone al di dentro e da una dozzina al di fuori, mentre sul tetto del carro funebre se ne arrampicavano quante per ginnastica abilità se ne poterono arrampicare. Fra i primi di questi volontari si trovò essere lo stesso Jerry Cruncher, che nascose modestamente la sua testa irta di punte, per non farsi scorgere dalla banca Tellson, nell'angolo estremo della vettura dell'ex-dolente.

Gl'intraprenditori ufficiali della pompa funebre fecero qualche protesta contro queste trasformazioni nella cerimonia; ma, giacchè il fiume era paurosamente vicino e parecchie voci notarono l'efficacia d'una immersione fredda per portare alla ragione i membri ribelli di quella professione, le proteste furono deboli e brevi. La processione, riformatasi, si mosse, con uno spazzacamino che guidava il carro funebre — consigliato dal conduttore regolare, accoccolato accanto a lui e strettamente sorvegliato per la bisogna — e un fabbricante ambulante di pasticcini, anche lui accompagnato dal suo ministro di gabinetto, che guidava la carrozza dell'ex-dolente. Un uomo che portava in giro un orso, personaggio abbastanza comune nelle vie di Londra a quel tempo, fu assunto come ornamento addizionale, prima che la cavalcata avesse infilato lo Strand; e l'orso, ch'era nero e assai spelato, diede veramente un'aria funebre a quella parte della processione che se l'era appropriato.

Così, fra quelli che cioncavano la birra, fumavano la pipa, cantavano canzoni e scimmiottavano il dolore, la strana processione seguitò il suo cammino, raccogliendo nuove reclute a ogni passo e facendo chiudere di mano in mano tutte le botteghe. La sua mèta era la vecchia chiesa di San Pancrazio, fuori della città fra i campi. Lì il corteo, arrivato regolarmente, si riversò, vincendo ogni resistenza, nel cimitero, e attese a suo modo e con alta soddisfazione, alla sepoltura del defunto Ruggero Cly.

Disposto del morto, la folla, sentendo la necessità di procacciarsi qualche altro divertimento, trovò un altro brillante genio (o forse lo stesso di prima) che le suggerì la bellissima idea di accusare gli eventuali passanti come spie dell'Old Bailey e di vendicarsi su di essi. Fu data la caccia, nell'effettuazione di quella fantasia, ad alcune dozzine di persone inoffensive che in vita loro non erano mai passate nei pressi dell'Old Bailey e che furono crudelmente abbrancate e maltrattate.

Da questo, al divertimento di rompere le vetrine e quindi di saccheggiare le birrerie, il passaggio fu facile e naturale. Infine, dopo parecchie ore, dopo che furono demoliti parecchi padiglioni e divelte parecchie cancellate per armare gli spiriti più bellicosi, corse la voce che arrivavano i soldati della Guardia. A questa voce, la folla gradatamente si disperse, e forse i soldati della Guardia arrivarono, e forse non arrivarono mai; ma questo era il procedimento solito della plebaglia.

Il signor Cruncher non assistè agli ultimi divertimenti, giacchè era rimasto nel cimitero a conferire e a condolersi con gl'intraprenditori della pompa funebre. Il luogo aveva su di lui un influsso benefico. Egli si fece dare una pipa in una birreria vicina, e si mise a fumare, guardando intanto la cancellata di ferro e attentamente studiando il recinto.

— Jerry, — disse il signor Cruncher apostrofandosi al modo usato, — quel giorno tu vedesti questo Cly, e vedesti con gli occhi tuoi che era giovane e dritto.

Dopo aver finito la pipata, e meditato un altro poco, si mise in cammino per far atto di presenza, prima dell'ora di chiusura, dinanzi alla banca. Se le sue cogitazioni sulla mortalità della schiatta umana gli avessero toccato il cuore, o se il suo stato di salute generale non fosse perfettamente saldo, o se egli volesse far atto di omaggio a un uomo eminente, non si sa bene: il fatto sta ch'egli, ritornando, fece una breve visita al suo consigliere medico, ch'era un bravo professionista.

Il giovane Jerry sostituì con zelo il padre e gli riferì che nella sua assenza non c'era stata alcuna commissione. La banca si chiuse, i vecchi impiegati uscirono, fu lasciato il solito guardiano, e il signor Cruncher col figlio si diressero a casa per il tè.

— Ora ti dico di che si tratta! — disse il signor Cruncher alla moglie, entrando. — Se, da onesto lavoratore i miei affari mi andranno male stasera, io sarò persuaso che tu hai pregato contro di me, e ti accomoderò proprio come se con gli occhi miei ti avessi vista pregare.

La signora Cruncher scosse il capo, abbattuta.

— Come, tu hai l'ardire di farlo qui, dinanzi a me! — disse il signor Cruncher, con qualche segno di irosa apprensione.

— Io non sto dicendo nulla.

— Allora, non star lì a meditare: È come se ti buttassi in ginocchio a pregare. Puoi anche col pensiero metterti contro di me. Finiscila, ti dico.

— Sì, Jerry.

— Sì, Jerry, — ripetè Cruncher, sedendosi innanzi al tè. — Già, sì Jerry. Ecco che dici. Non fai che dire di sì, Jerry.

Il signor Cruncher non annetteva un significato particolare a questi oscuri rafforzativi, ma li usava, come non di rado avviene, per esprimere un generale malcontento ironico.

— Va al diavolo tu e il tuo sì, Jerry, — disse Cruncher, addentando un boccone di pane imburrato, e trangugiandolo come un'ostrica. — Sì, proprio. Ti credo.

— Tu esci stasera? — domandò la moglie, dopo che lo vide ingoiare un altro boccone.

— Sì, esco.

— Posso venire con te, papà? — gli domandò il figlio, vivamente.

— No, non puoi. Io vado... come tua madre sa... a pescare. Ecco dove vado. Vado a pescare.

— I tuoi strumenti di pesca s'arrugginiscono; non è vero, papà?

— Non te ne curare.

— Porterai un po' di pesce a casa, papà?

— Se non lo porto, mangerai soltanto pane, domani, — rispose quel galantuomo, scotendo il capo. — E basta con le domande. E finchè non ti sarai messo a letto e non ti sarai addormentato, non uscirò.

Egli consacrò il resto della serata a vigilare rigorosamente la moglie, col tenerla, perchè non avesse il tempo di meditare qualche preghiera che gli arrecasse danno, continuamente e scaltramente in conversazione. Con questo scopo, sollecitò il figlio a tenerla anche lui in conversazione, e per non lasciarla un momento sola in particolari riflessioni, sottopose la disgraziata donna a un monte di recriminazioni su tutte le ragioni di malcontento che poteva accampare contro di lei. La persona più devota e pia di questo mondo non avrebbe potuto rendere un maggiore omaggio all'efficacia d'un'onesta preghiera, di quel ch'egli faceva con la sua sfiducia per la moglie. Era come colui che, non credendo assolutamente agli spiriti, era atterrito da una storia di spettri.

— E bada! — disse Cruncher. — Domani non facciamo scherzi. Se io, col mio onesto lavoro, riuscissi a provvedermi d'un po' di carne, niente della tua solita commedia di non volerla toccare, e di volere il pane solo. Se io, col mio onesto lavoro, sarò capace di provvedermi un po' di birra, niente della solita commedia di voler solo acqua. Quando tu vai a Roma, devi fare come si fa a Roma. E se no, Roma te la farò scontare. Son io la tua Roma, sai?

Poi ricominciò a brontolare:

— Bella maniera la tua col mangiare e il bere! Con le tue trappole devote e con la tua indegna condotta non fai qui dentro che ridurre il mangiare e il bere. Guarda tuo figlio... È tuo, no? Guardalo... secco come uno stecco! Ti chiami madre, e non sai che il primo dovere d'una madre è d'ingrassare il figlio.

Questo toccò il giovane Jerry in un punto tenero; ed egli scongiurò la madre di compiere il suo primo dovere, e, qualunque altra cosa facesse od omettesse, di consacrare specialmente i suoi sforzi particolari al disimpegno di quella funzione materna indicata dal genitore con tanto accorgimento e delicatezza.

Così trascorse la sera nella famiglia Cruncher, finchè non fu ordinato al giovane Jerry di andarsene a letto, e la madre, alla quale fu fatta la stessa intimazione, non ebbe obbedito. Il signor Cruncher passò il tempo delle prime ore di veglia con delle pipate solitarie, e non si mosse per la sua escursione che quando era quasi l'una. Verso quella piccola spettrale ora, si levò da sedere, si tolse una chiave di tasca, aperse un armadio, e ne trasse un sacco, una sbarra di ferro, ricurva, d'una bella dimensione, una fune, una catena e altre cianfrusaglie pescherecce della stessa specie. Facendo abilmente posto su di sè a tutti quegli oggetti, onorò la moglie d'una imprecazione d'addio, spense la candela e uscì.

IL giovane Jerry, che aveva soltanto finto di spogliarsi andando a letto, non tardò a raggiungere suo padre. Nascosto dalla tenebra, lo seguì fuori dell'uscio, lo seguì giù per le scale, lo seguì nel cortile, lo seguì per le vie. Non si affannava affatto sulla maniera di rientrare in casa, perchè il casamento era gremito d'inquilini, e il portone rimaneva socchiuso tutta la notte.

Spinto dalla lodevole ambizione di studiare l'arte e il mistero dell'onesta professione di suo padre, il giovane Jerry, rasentando le facciate delle case, i muri e le soglie, non lasciò un momento d'occhio l'onorato genitore. L'onorato genitore, navigando in direzione nord, non s'era allontanato molto, quando fu raggiunto da un altro discepolo di Isacco Walton, che si mise a camminar con lui.

Dopo una mezz'ora dalla prima partenza, erano giunti oltre i fanali che si appisolavano e oltre le guardie più che appisolate, e si trovavano fra i campi in una strada solitaria, quando un altro pescatore si aggregò in quel punto e in tanto silenzio, che se il giovane Jerry fosse stato superstizioso, avrebbe potuto supporre che la seconda persona della gentile compagnia si fosse improvvisamente spaccata in due.

I tre continuarono a camminare, e il giovane Jerry continuò a seguirli, fin quando i tre non si fermarono sotto un ciglione, che strapiombava sulla strada. Sul ciglione v'era un muretto basso di mattoni, sormontato da una cancellata di ferro. Nell'ombra del ciglione e del muro, i tre lasciarono la strada e infilarono un viottolo, del quale il muro — che lì si levava a circa tre metri d'altezza — formava un lato. Accovacciato in un angolo, intento al sentiero, il primo oggetto che vide il giovane Jerry fu la persona del suo onorato genitore, definita abbastanza bene da una luna languida e annuvolata, scalare rapidamente un cancello di ferro. Il padre fu subito di là dal cancello, e poi il secondo pescatore e poi il terzo. Tutti e tre si calarono pianamente sul terreno oltre il cancello, e lì si fermarono un poco... forse ad origliare. Poi si mossero, camminando sulle mani e sulle ginocchia.

Fu allora la volta del giovane Jerry di avvicinarsi al cancello; e lo fece trattenendo il fiato. Accovacciandosi di nuovo in un angolo e guardando all'interno, scòrse i tre pescatori che strisciavano fra l'erba alta e i sepolcri d'un cimitero — si trovavano in un grosso cimitero — da sembrar tanti spettri bianchi, mentre il campanile della chiesa sembrava lo spirito d'un mostruoso gigante. I tre non s'erano allontanati di molto, quando si fermarono e si levarono in piedi. E allora cominciarono a pescare.

In principio pescarono con una zappa. Tosto l'onorato genitore parve occupato ad accomodare uno strumento che aveva l'aria di un grosso cavatappi. Quali che fossero gli strumenti che maneggiavano, essi lavoravano con grande energia, quando lo spaventoso scoccar dell'ora al campanile della chiesa atterrì in così fatto modo il giovane Jerry, ch'egli se la diede a gambe, coi capelli irti come quelli di suo padre.

Ma il desiderio da lungo tempo vagheggiato, di saper di più in quelle faccende, non solo lo arrestò nella sua corsa, ma lo trasse di nuovo indietro. Quando egli s'affacciò al cancello la seconda volta, i tre pescavano ancora con perseveranza; ma in quel momento sembrava che un pesce avesse abboccato. Si sentiva uno scricchiolìo lamentoso dal fondo, e le loro persone incurvate facevano uno sforzo, come se tirassero qualcosa di molto pesante. A poco a poco il carico apparve fuori terra, e venne tutto alla superficie. Il giovane Jerry sapeva bene ciò che doveva essere; ma quando lo vide, e vide il suo onorato genitore darsi da fare per aprirlo, sentì un tale spavento, nuovo com'era a quello spettacolo, che se la diede a gambe una seconda volta, e non si fermò che dopo aver percorso un miglio e più.

Non si sarebbe fermato neppure allora, se non avesse sentito bisogno di ripigliar fiato, giacchè era una specie di corsa spettrale la sua e tale che desiderava ardentissimamente di finirla. Egli aveva la viva impressione di aver veduto il feretro corrergli dietro; e immaginandoselo eretto in piedi, a saltar dietro di lui, nell'angusto viottolo, sempre sul punto di raggiungerlo, di piantarglisi a fianco e forse di prendergli il braccio, esso era un persecutore da sfuggire. Era inoltre un nemico che si trovava qua, là e da per tutto, e che rendeva orrenda tutta la notte alle spalle di Jerry, il quale balzò sullo stradone per evitare i luoghi bui, pauroso di vederne saltar fuori il feretro come un aquilone idropico senza ali e senza coda. Il nemico si nascondeva negl'ingressi delle case, sfregandosi le orribili spalle alle porte, sollevandole fino alle orecchie, come se ridesse. Si metteva in agguato nei punti più oscuri, e vi si stendeva scaltramente, perchè Jerry inciampasse su di lui. E intanto gli correva continuamente dietro per raggiungerlo, tanto che quando entrò nella porta di casa, il ragazzo aveva ragione d'esser mezzo morto. E anche allora il feretro non volle lasciarlo andare, e lo seguì per le scale con un tonfo su ogni gradino, s'arrampicò nel letto con lui e gli cadde immobile e grave sul petto quando s'addormentò.

Dal suo sonno agitato, il giovane Jerry si svegliò, dopo lo spuntar dell'alba e prima dello spuntar del sole, con la presenza di suo padre nella stanza familiare. Gli doveva essere andato qualche cosa di traverso; almeno così conchiuse il giovane Jerry dal fatto che il padre teneva la madre per le orecchie e le batteva il cranio contro la testiera del letto.

— T'ho detto che l'avrei fatto, — disse il signor Cruncher, — e lo faccio.

— Jerry, Jerry, Jerry! — implorava la moglie.

— Tu ti opponi ai miei profitti, — disse Jerry, — e io e i miei compagni soffriamo. Tu devi obbedire e fare il tuo dovere. Perchè diavolo non lo fai?

— Io cerco d'essere una buona moglie, Jerry, — protestò la povera donna, piangendo.

—Vuol dire essere una buona moglie opporti agli affari di tuo marito? È onorare tuo marito disonorare i suoi affari? È obbedire a tuo marito disobbedirgli nell'argomento vitale dei suoi affari?

— Tu allora, Jerry, non avevi preso questo terribile affare.

— Per te basta, — ribattè Cruncher, — esser la moglie d'un bravo lavorante, e non romperti codesta stupida testa a pensare quando ha preso o non ha preso l'affare. Una moglie obbediente e brava non si curerebbe degli affari del marito. E ti credi una donna religiosa? Se tu sei una donna religiosa, figurarsi quelle non religiose! A te il senso naturale del dovere importa come può importare un palo al letto del Tamigi. E allo stesso modo bisogna fartelo entrare in testa a forza di botte.

L'alterco si svolgeva sottovoce, e l'onesto cittadino lo troncò, buttando lontano con un calcio gli stivali sporchi di fango e sdraiandosi quant'era lungo sul pavimento. Dopo averlo timidamente osservato un po', disteso sul dorso e con le mani rugginose sotto la testa, a mo' di guanciale, il figlio si distese anche lui nel letto, e si riaddormentò di nuovo.

A colazione non vi fu il pesce, e non vi fu gran che d'altra roba. Il signor Cruncher era di cattivo umore e irritato, e si teneva un coperchio di ferro accanto, come proiettile per correggere la moglie, nel caso osservasse in lei dei preparativi per invocare sulla mensa la benedizione divina. All'ora solita si spazzolò e si lavò, e partì col figlio ad esercitare la sua professione ostensibile.

Il giovane Jerry, che camminava con lo sgabello sotto il braccio, a fianco del padre per l'assolata e popolata Fleet Street, era un Jerry diversissimo da quello della notte innanzi, lanciato in corsa nella notte e nella solitudine innanzi al suo torvo inseguitore. La sua scaltrezza s'era rinfrescata col giorno e il suo terrore s'era dileguato con la notte — e in questo particolare non è improbabile che avesse dei compagni in Fleet Street e in tutta Londra, quella bella mattina.

— Papà, — disse il giovane Jerry, mentre andavano innanzi, badando a tenersi fuor di tiro del braccio paterno ed avere lo sgabello come tramezzo, — che cosa è un uomo della Risurrezione?

Il signor Cruncher si arrestò sul marciapiede prima di rispondere: — Che vuoi che ne sappia?

— Io credevo che tu sapessi tutto, papà, — disse l'innocente ragazzo.

— Ehm! Bene, — rispose il signor Cruncher, riprendendo il cammino, e togliendosi il cappello per dar libero giuoco alla sua chioma irta,— è un commerciante.

— E che merci tratta, papà? — chiese vivamente il giovane Jerry.

— Le sue merci — disse il signor Cruncher, dopo aver meditato, — appartengono alla sezione scientifica.

— Dei cadaveri, vero, papà? — chiese l'intelligente ragazzo.

— Sì, qualcosa di simile, — disse il signor Cruncher.

— Ah, papà, quando sarò grande, mi piacerebbe d'esser un uomo della Risurrezione.

Il signor Cruncher si sentì rammorbidire, ma scosse il capo in maniera, dubbiosa e morale. — Dipende da come svilupperai la tua capacità. Cerca di sviluppare la tua capacità, e non dire a nessuno più di quanto sai ed è necessario dire; e può darsi che per quel tempo ti trovi in grado di farlo. — E mentre il giovane Jerry, così incoraggiato, correva innanzi di pochi passi a piantare lo sgabello nell'ombra di Temple Bar, il signor Cruncher aggiunse fra sè: — Jerry, v'è ancora speranza che tuo figlio sia per te una benedizione e un compenso per le pene che ti dà sua madre!