Le Due città.  Charles Dickens
Capitolo 12. Buio
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Sydney Carton si fermò in mezzo alla strada, non ancora deciso sulla via da prendere. — Alle nove alla banca Tellson, — disse meditabondo. — Farò bene, nel frattempo, a mostrarmi in giro? Credo di sì. È meglio che questa gente sappia che v'è qui un uomo come me. È una buona precauzione, e può essere un preparativo necessario. Ma adagio, adagio, adagio! Riflettiamo!

Rallentando il passo che aveva cominciato a tendere verso una mèta, fece un paio di giri nella via che si faceva oscura, e pensò alle conseguenze probabili della sua idea. Ebbe la conferma della prima impressione. — È meglio, — disse infine, risoluto, — che questa gente sappia che v'è qui un uomo come me. — E s'avviò verso Sant'Antonio.

Defarge s'era dichiarato, quel giorno, proprietario di una bettola nel sobborgo di Sant'Antonio. Non era difficile, per uno che conosceva assai bene la città, trovar la bettola senza domandare. Accertatosi della sua ubicazione, Carton uscì di nuovo da quelle anguste viuzze, e desinò in una piccola trattoria, e dopo il desinare si fece un pisolino. Per la prima volta in molti anni, non bevve liquori. Dalla sera innanzi non aveva bevuto che un po' di vino leggero e sottile, e la sera innanzi aveva versato lentamente l'acquavite sul focolare del signor Lorry, come chi non volesse più avervi a che fare.

Erano le sette quando si svegliò rinfrescato, e uscì di nuovo all'aperto. Dirigendosi verso Sant'Antonio, si fermò innanzi a una bottega dove c'era uno specchio, e si accomodò la cravatta sciolta, il bavero del soprabito, i capelli in disordine. Dopo questa ravviatina, s'affrettò verso la bettola di Defarge ed entrò.

Per caso non c'era altro cliente nella bottega che Giacomo Tre, dalle dita irrequiete e dalla voce crocidante. Costui, veduto da lui fra i giurati, stava ritto innanzi al banco bevendo e conversando coi Defarge, marito e moglie. La Vendetta partecipava alla conversazione, come una persona di casa.

Carton entrò, prese il suo posto e chiese (in francese molto incerto) una piccola misura di vino. Madama Defarge gli diede un'occhiata indifferente, poi una più acuta, poi un'altra ancora più acuta, e quindi gli andò da presso e gli domandò che cosa avesse ordinato. Egli ripetè ciò che aveva già detto.

— Siete inglese? — domandò madama Defarge, levando interrogativamente le scure sopracciglia.

Dopo averla guardata, come se anche il suono d'una semplice parola francese gli riuscisse difficile, egli rispose, nello stesso forte accento straniero: — Sì, madama, sì. Sono inglese.

Madama Defarge ritornò al banco a pigliare il vino, e mentre egli prendeva un giornale giacobino e fingeva di sforzarsi per comprenderne il significato, la udì dire: — Vi giuro, tale e quale Evrémonde.

Defarge gli portò il vino, e gli diede la buona sera.

— Come?

— Buona sera.

— Ah! Buona sera, cittadino, — disse Carton, riempiendosi il bicchiere. — Oh! un buon vino. Io bevo alla repubblica.

Defarge ritornò al banco, e disse: — Certo, gli somiglia un po'. — Madama ribattè gravemente: — Ti dico che è tale e quale. — Giacomo Tre osservò tranquillamente: — L'avete tanto in mente, ecco perchè, madama. — L'amabile Vendetta aggiunse, con una risata: — Proprio così. E sperate di vederlo ancora una volta domani! Carton seguiva le righe e le parole del giornale, movendo lentamente l'indice, col volto curioso e intento. Gli altri stavano appoggiati con le braccia sul banco, stretti insieme, e parlavano sottovoce. Dopo un silenzio d'un po' di momenti, durante il quale guardarono tutti verso di lui senza stornare la sua attenzione apparente dal giornale giacobino, essi ripresero la conversazione.

— È vero ciò che dice madama, — osservò Giacomo Tre. — Perchè fermarsi? Ha veramente ragione. Perchè fermarsi?

— Sì, sì, — ragionò Defarge, — ma bisogna pure fermarsi in qualche parte. Dopo tutto, si tratta di sapere dove bisogna fermarsi.

— Allo sterminio, — disse madama.

— Magnifico! — crocidò Giacomo Tre. Anche la Vendetta approvò altamente.

— Lo sterminio è una buona teoria, cara moglie, — disse Defarge, piuttosto turbato; — in generale, non ho nulla da opporre. Ma il dottore ha sofferto molto; oggi tu l'hai veduto; l'hai osservato in viso quando è stato letto il memoriale.

— Se l'ho osservato in viso! — ripetè madama, sprezzante e irosa. — Altro che l'ho osservato! E ho osservato ch'egli non ha il viso d'un vero amico della repubblica. Ti raccomando quel viso.

— E tu hai osservato, cara moglie, — disse Defarge in maniera indulgente, — l'angoscia di sua figlia, che per lui dev'essere terribile.

— Io ho osservato sua figlia, — ripetè madama, — sì, ho osservato sua figlia, più d'una volta. L'ho osservata oggi e l'ho osservata gli altri giorni. L'ho osservata nella corte e l'ho osservata fuori. Che io sollevi soltanto questo dito!... — Ella pareva lo sollevasse (gli occhi dell'ascoltatore erano sempre sul giornale) e lo lasciasse cadere con uno scricchiolìo sulla tavola, come se fosse caduto il coltello della ghigliottina.

— La cittadina è magnifica! — crocidò il giurato.

— È un angelo! — disse la Vendetta, e l'abbracciò.

— Quanto a te, — continuò madama, implacabile, volgendosi al marito, — se dipendesse da te... il che fortunatamente non è... tu salveresti anche ora quell'uomo.

— No! — protestò Defarge. — Neanche se si potesse, sollevando questo bicchiere! Ma lascerei star le cose come sono. Io dico, fermatevi qui.

— Vedete, allora, Giacomo, — disse madama Defarge, collerica, — e vedi anche tu, mia piccola Vendetta; vedete tutti e due! Ascoltate! Per altri delitti di tirannìa e di oppressione, io ho questa razza da lungo tempo sul mio registro, condannata alla distruzione e allo sterminio. Domandatelo a mio marito se è vero.

— Sì, — assentì Defarge, senza essere interrogato.

— Nel principio dei grandi giorni, in cui la Bastiglia cadde, egli trova il memoriale di oggi e lo porta con sè, e, nel cuor della notte, appena tutti se ne vanno da qui e abbiamo chiuso, noi lo leggiamo, in questo punto, al lume di questa lampada. Domandateglielo, se è vero.

— Sì, — assentì Defarge.

— Quella notte, io gli dico, dopo aver letto tutto il memoriale e la lampada è spenta, e la luce del giorno s'insinua su per quelle imposte e fra quelle sbarre di ferro, che io ho un segreto da comunicargli. Domandateglielo, se è vero.

— Sì, — assentì di nuovo Defarge.

— Io gli comunico questo segreto. Mi picchio il seno con queste due mani come me lo picchio ora, e gli dico: «Caro marito, io fui allevata fra i pescatori della riva del mare, e quella famiglia di contadini così oltraggiata dai due fratelli Evrémonde, come dicono queste carte della Bastiglia, è la mia famiglia. Caro marito, la sorella di quel giovane steso a terra e mortalmente ferito era mia sorella, quel marito era il marito di mia sorella, quel bambino non nato ancora era il loro bambino, quel padre era mio padre, quei morti sono i miei morti, e l'invito a chieder conto di queste cose l'eredito io». Domandateglielo se è vero.

— Sì, — assentì Defarge, ancora una volta.

— Allora di' al vento e al fuoco di fermarsi, — ribattè madama, — ma non lo dire a me.

Entrambi gli uditori derivarono un'orribile gioia dal tremendo calore della sua collera — l'ascoltatore, pur senza vederla, sentiva che la donna era bianca — ed entrambi la lodarono molto. Defarge, come una debole minoranza, interpose poche parole per la memoria della pietosa moglie del marchese; ma non riuscì che a far ripetere a sua moglie l'ultima risposta: — Di' al vento e al fuoco di fermarsi; ma non lo dire a me.

Entrarono degli avventori, e il crocchio si sciolse. L'avventore inglese pagò quello che aveva bevuto, contò impacciato il denaro, e chiese, come straniero, d'esser diretto verso il Palazzo Nazionale. Madama Defarge lo accompagnò alla porta, e gli mise un braccio sul braccio per indicargli la strada. L'avventore inglese non mancò in quel momento di riflettere che sarebbe stato un bel fatto impadronirsi di quel braccio, sollevarlo, e colpire al di sotto forte e bene in fondo.

Ma egli andò per la sua via, e tosto fu avvolto nell'ombra del muro della prigione. All'ora stabilita ne emerse per presentarsi di nuovo nella stanza del signor Lorry, il quale passeggiava su e giù in grande ansietà e gli disse che s'era trattenuto con Lucia fino a pochi momenti prima, e che l'aveva lasciata per pochi minuti, soltanto per non mancare al convegno. Il padre non s'era visto dal momento, verso le quattro, che aveva lasciato la banca. Ella aveva qualche debole speranza che l'intercessione del padre potesse salvar Carlo, ma ahimè, una speranza assai lieve. Se n'era andato da più di cinque ore: dove poteva essere?

Il signor Lorry aspettò fino alle dieci; ma, non tornando il dottor Manette e non volendo lasciar Lucia sola più a lungo, propose che sarebbe riandato da lei e che si sarebbe trovato alla banca di nuovo a mezzanotte. Intanto, Carton avrebbe aspettato il dottore accanto al caminetto.

Egli aspettò, aspettò, e all'orologio scoccarono le dodici; ma il dottor Manette non era tornato. Tornò il signor Lorry, e non trovò e non portò alcuna notizia di lui. Dove poteva essere?

Stavano discutendo questo, e stavano intessendo qualche lieve brandello di speranza sulla sua assenza prolungata, quando udirono un passo sulle scale. L'istante che il dottore entrò nella stanza apparve chiaro che tutto era perduto.

Se egli fosse realmente stato da qualcuno, o se fosse stato fino a quel momento errando per le vie, non si seppe mai. Mentre egli li fissava, non gli fecero alcuna domanda, perchè la sua faccia diceva tutto.

— Non posso trovarlo, — egli disse, — e debbo averlo. Dov'è?

Aveva la testa e la gola nude, e, mentre parlava volgendo in giro uno sguardo smarrito, si tolse il soprabito e lo buttò sul pavimento.

— Dov'è il mio deschetto? Ho cercato da per tutto il mio deschetto, non posso trovarlo. Che n'è del mio lavoro? Il tempo stringe: debbo finir quelle scarpe.

Essi si guardarono l'un l'altro, e si sentirono mancare il cuore.

— Su, su, — egli disse, in maniera triste e piagnucolosa, — lasciatemi lavorare. Datemi il mio lavoro.

Non ricevendo alcuna risposta, si strappò i capelli, pestò i piedi a terra, come un fanciullo stizzito.

— Non torturate un povero infelice abbandonato, — li supplicò con un grido straziante; — ma datemi il mio lavoro! Che sarà di noi, se stasera non saran fatte quelle scarpe?

Perduto, assolutamente perduto!

Era così evidentemente disperato ragionar con lui, o tentar di richiamarlo in sè, che — come se fossero d'accordo — i due amici gli misero ciascuno una mano sulla spalla, e con dolci parole lo costrinsero a sedersi innanzi al caminetto, con la promessa di dargli subito il lavoro. Egli lasciò fare, e si mise a guardare le brace e a piangere. Come se tutto quello ch'era avvenuto dal tempo di Defarge fosse stato il sogno d'un momento, il signor Lorry lo vide incurvarsi esattamente come l'aveva visto in quella soffitta.

Per quanto commossi e vivamente atterriti da quel triste spettacolo, i due amici non ebbero alcun istante di debolezza. L'idea di Lucia desolata, priva della sua ultima speranza e del suo ultimo sostegno, infuse loro una gran forza. E di nuovo, come se fossero d'accordo, si guardaron l'un l'altro con un proposito nel viso. Carton fu il primo a parlare.

— L'ultima probabilità è sfumata: non aveva gran peso. Sì, è meglio condurlo da lei. Ma, prima che andiate, volete ascoltarmi attentamente per un momento? Non mi domandate perchè metto le condizioni che sto per dire, e perchè esigo la promessa che sto per esigere; ho una ragione... una buona ragione.

— Non ne dubito, — rispose il signor Lorry. — Dite.

La persona sulla sedia fra di loro si stava monotonamente dondolando da un lato all'altro e gemeva. Essi parlavano nel tono che avrebbero usato vegliando un infermo.

Carton si chinò a raccogliere il soprabito, che quasi gli avvolgeva i piedi. In quell'atto, un taccuino in cui il dottore era solito segnarvi quello che doveva fare durante il giorno, cadde leggermente in terra. Carton lo prese e vi vide dentro un foglietto piegato. — Dobbiamo guardarlo? — domandò. Il signor Lorry fece cenno di sì. Quegli lo aperse ed esclamò: — Dio sia ringraziato!

— Che cosa è? — domandò il signor Lorry con fervore.

— Un momento. Ne parlerò a tempo e luogo. Prima di tutto, — egli si mise la mano in tasca, e ne trasse un'altra carta, — questo è il permesso che mi accorda la partenza da questa città. Guardate. Vedete... Sydney Carton, inglese.

Il signor Lorry lo tenne aperto in mano, e fissò la faccia grave dell'amico.

— Tenetelo per me fino a domani. È meglio non lo porti in prigione con me, perchè, come sapete, debbo veder Darnay domani.

— E perchè?

— Noioso. Preferisco non portarlo. Ora, prendete questa carta del dottor Manette. È un permesso simile, per mezzo del quale lui, la figlia e la nipote possono, quando vogliono, passare la barriera e la frontiera. Vedete?

— Sì.

— Forse l'ha ottenuto ieri come ultima ed estrema precauzione. Che data ha? Ma non importa; non state a guardare; mettetelo accuratamente insieme col mio e col vostro. Ora osservate. Io ero incerto fino a un paio d'ore fa ch'egli avesse, o potesse avere una carta simile. È valida, finchè non c'è un contr'ordine. Ma ci può essere un contr'ordine, e io ho ragione di pensare che ci sarà.

— Sono forse in pericolo?

— Sono in pericolo? Sono minacciati da una denuncia di madama Defarge. L'ho appreso dalle sue stesse labbra. Stasera ho colto delle parole di quella donna, che mi hanno rappresentato il loro pericolo coi più vivi colori. Non ho perduto tempo, e ho veduto subito la spia, che mi ha confermato la cosa. La spia sa che un segatore, il quale abita presso la prigione, è sotto il dominio della Defarge, alla quale egli ha detto d'aver veduta Lucia... senza mai menzionare il nome di Lucia... far dei segni e dei cenni ai prigionieri. È facile prevedere che l'accusa sarà la solita, una congiura in prigione, e che metterà in pericolo la vita di Lucia... e forse quella della figliuola... e forse quella del padre... perchè tanto la figliuola che il padre sono stati veduti con lei in quel punto. Non vi spaventate così. Voi li salverete tutti.

— Che il cielo vi ascolti, Carton! Ma come? —

Ve lo dirò. Dipenderà da voi, e non può dipendere da uno migliore. La nuova denuncia certamente non avverrà prima di posdomani; probabilmente fra due o tre giorni; probabilmente fra una settimana. Voi sapete che è un delitto capitale piangere e rimpiangere una vittima della ghigliottina. Lucia e il padre sarebbero indiscutibilmente colpevoli di questo delitto, e quella donna (il cui accanimento contro la famiglia Darnay è indescrivibile) attenderebbe di aggiungere questa forza al suo odio, e si sentirebbe doppiamente sicura. Mi seguite?

— Con tanta attenzione e con tanta fede in ciò che dite, che per il momento, io perdo di vista, — disse il signor Lorry, toccando la spalliera della sedia del dottor Manette, — anche questo infelice.

— Voi avete denaro, e potete procurarvi i mezzi di arrivare alla costa con la maggiore possibile rapidità. Da qualche giorno avete fatto tutti i preparativi per il ritorno in Inghilterra. Domani abbiate i cavalli pronti per partire in punto alle due del pomeriggio.

— Sarà fatto!

I modi di Carton erano così caldi e persuasivi, che il signor Lorry se n'attaccò il calore, e si sentì pronto come un giovane.

— Voi avete un nobile cuore. Non ho detto che non si poteva avere a nostra disposizione una persona migliore? Dite a Lucia, stasera, che voi sapete che il pericolo che minaccia lei, minaccia anche la bambina e suo padre. Insistete su questo, perchè ella metterebbe allegramente la sua bella testa accanto a quella del marito. — Egli esitò un istante; poi continuò tranquillamente: — Per l'amore della sua bambina e di suo padre, fatele comprendere la necessità ch'ella abbandoni Parigi con loro e con voi, a quell'ora. Ditele ch'è l'ultimo desiderio del marito. Ditele che da questo dipende molto più che ella non ardisca credere o sperare. Pensate che suo padre, anche in queste misere condizioni, farà quello ch'ella gli dirà, non è vero?

— Ne son certo.

— Anch'io. Che tutto sia pronto qui in questo cortile, voi stessi salite qui in carrozza. Il momento ch'io mi presenterò, prendetemi con voi, e partite.

— S'intende che io v'aspetterò in ogni caso.

— Voi avete in mano il permesso della mia partenza, mi terrete un posto. Aspettate soltanto che io abbia occupato il mio posto, e poi via subito!

— Bene, allora, — disse il signor Lorry, stringendo affettuosamente all'amico la mano calda e ferma, — non dipenderà tutto da un vecchio come me, ma anche da un giovane ardimentoso come voi.

— Con l'aiuto del cielo, sì. Promettetemi solennemente che nulla vi farà modificare il progetto sul quale ora noi c'impegniamo a vicenda.

— Nulla, Carton.

— Ricordatevi queste parole domani: non modificare il progetto e non rimandarlo... per nessuna ragione... Altrimenti nessuno si salverà, e molti saranno inevitabilmente sacrificati.

— Lo ricorderò. Spero di eseguire fedelmente la mia parte.

— E io spero di eseguire la mia. Ora, addio!

Benchè egli parlasse con un grave sorriso di sereno ardore, e benchè portasse alle labbra la mano del vecchio, non si separò da lui in quel momento. Egli lo aiutò a riscuotere la persona che si dondolava innanzi alle brace morenti, tanto da farle indossare un mantello e il cappello, e da persuaderla d'uscire a cercare dove fossero nascosti il deschetto e il lavoro sui quali continuava a gemere. Egli camminò all'altro lato del povero dottore fino al cortile della casa dove il cuore angosciato — così felice nel tempo memorabile in cui egli gli aveva rivelato le sofferenze del proprio — vigilava in quella terribile notte. Egli entrò nel cortile e vi rimase per pochi minuti solo, guardando su al lume, nella finestra della camera di Lucia. E prima che se n'andasse, mandò lassù una tacita benedizione e un addio.