Uno Studio in Rosso.  Arthur Conan Doyle
Capitolo 8. Nel deserto del Colorado
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Nella parte centrale del grande continente americano si stende un brullo e squallido deserto che, per anni e anni, ha costituito una barriera contro l'avanza mento della civiltà.

Dalla Sierra Nevada al Nebraska e dal fiume Yellowstone al nord, al Colorado al sud, regnano, in tutta la zona, la desolazione e il silenzio. Né la natura si presenta sotto un aspetto uniforme, in quell'impervia regione. Ci sono montagne altissime incappucciate di neve e valli profonde e tenebrose. Ci sono fiumi impetuosi che balzano attraverso gli abissi dei canions e, ancora, sconfinate pianure, bianche di neve nell'inverno e grige di arida sabbia nell'estate. Dovunque, però, prevale la caratteristica comune di una terra miserabile, nuda, inospitale. Non ci sono abitanti in quel paese della disperazione. Accade talvolta che un'orda di indiani lo attraversi per raggiungere altre zone di caccia, ma anche i piú ardimentosi si rallegrano quando possono perder di vista quelle orrende pianure e ritrovarsi nelle loro praterie.

Il lupo delle praterie si aggira tra i radi cespugli, il nibbio solca l'aria col suo volo minaccioso e l'orso bruno esplora i profondi crepacci in cerca di cibo. Quelli sono gli unici abitanti del deserto. In tutto il mondo, non esiste panorama piú squallido di quello che si osserva dalle pendici settentrionali della Sierra Blanca. A perdita d'occhio, si estende un'arida pianura la cui uniformità è rotta soltanto da qualche raro cespuglio nano.

All'estremo limite dell'orizzonte si eleva una lunga catena di picchi montani la cui neve ammanta le cime frastagliate. In quella immensità non vi è traccia di vita, né nulla che abbia attinenza alla vita. Non vi sono uccelli nel cielo color dell'acciaio, nulla si muove sulla terra grigia e brulla... e soprattutto, regna dovunque il silenzio. Per quanto si tenda l'orecchio, non un suono rompe la quiete del deserto. Il silenzio è assoluto e opprimente.

Si è detto che in quell'immensa pianura non c'è nulla che abbia attinenza alla vita, ma forse non è esatto. Guardando in giú dalla Sierra Blanca, si vede una pista seguata attraverso il deserto, una pista tortuosa che si perde in distanza. Quella pista reca le tracce di ruote nonché le orme di molti avventurieri. Qua e là, sono sparpagliati degli oggetti bianchi che luccicano al sole e spiccano sul cupo colore della sabbia. Sono ossa: alcune di grandi dimensioni, altre piú piccole e delicate. Le prime sono appartenute a bovini, le altre a esseri umani. Per millecinquecento miglia si può seguire quella macabra pista da carovane, segnata dai resti dei caduti.

Un viaggiatore solitario era intento a osservare quel panorama, il 4 di maggio del 1847.

Tale era l'aspetto di quell'uomo che egli avrebbe potuto essere il genio stesso o il demone della regione. A chi l'avesse osservato, sarebbe riuscito difficile stabilire se era piú vicino ai quaranta o ai sessanta. Aveva il viso scarno ed emaciato, e la pelle scura sembrava una pergamena tesa sulle ossa prominenti. Le sue lunghe chiome brune e la barba erano striate di bianco; egli aveva gli occhi infossati che ardevano di un luccichio anormale, mentre la mano in cui stringeva il fucile era poco meno scarna di quella di uno scheletro. Mentre se ne stava là, ritto, si appoggiava al fucile per reggersi in equilibrio, e tuttavia la sua figura imponente denotava una costituzione vigorosa. D'altronde, il viso emaciato, le membra scarne e i vestiti che parevano cadergli di dosso tradivano i motivi per cui egli aveva quell'aspetto precocemente senile, depresso.

Quell'uomo stava morendo... stava morendo di fame e di sete.

Aveva disceso faticosamente il burrone per poi arrampicarsi su una piccola altura, nella vana speranza di scorgere qualcosa che denotasse la presenza dell'acqua. Ora, la grande pianura desertica si stendeva sotto i suoi occhi.

delimitata da una remots catena di montagne selvagge, senza che, da alcuna parte, si scorgesse la presenza di una pianta o di un albero. Nulla in quell'ampio panorama gli offriva un bagliore di speranza. Verso nord, verso est e verso ovest, egli scrutò con occhi disperati e interrogativi, poi si rese conto che il suo vagabondaggio era giunto al termine e che là, su quella montagnetta sabbiosa, doveva morire.

- Perché non qui, invece che in un letto di piume fra vent'anni? - mormorò il viandante, mentre si sedeva all'ombra di un macigno.

Prima di sedersi, aveva deposto al suolo l'inutile fucile e anche un grosso fagotto avvolto in uno scialle grigio, che trasportava a tracolla sulla spalla sinistra. Pareva un po' troppo pesante per le sue forze; infatti, mentre lo scaricava, il fagotto toccò terra con una certa violenza. Subito ne scaturi un piccolo gemito, poi tra le falde dello scialle apparve un visino spaventato, un visino dagli occhi luminosi, seguito da due minuscoli pugni lentigginosi.

- Mi hai fatto bibi! - piagnucolò una vocetta infantile, in tono di rimprovero.

- Davvero? - esclamò l'uomo in modo contrito. - Non l'ho proprio fatto apposta.

Mentre parlava, sciolse i nodi dello scialle grigio e liberò una graziosa bimbetta sui cinque anni. Le sue scarpine eleganti e la veste rosa col grembiulino bianco denotavano le cure di una madre. La bimba era pallida e un po' patita in viso, ma le gambette e le braccia rotonde dimostravano che aveva sofferto assai meno del suo compagno di avventure.

- Ti è passato? - domandò l'uomo con ansia, poiché la piccina si stropicciava ancora i riccioli dorati sulla nuca.

- Ci vuole un bacino per far passare la bibi - disse lei in tono molto serio, mostrandogli la parte ammaccata. - La mia mamma faceva sempre cosi. Dov'è la mia mamma?

- Se n'è andata, la tua mamma. Credo che la vedrai tra poco..

- Se n'è andata! - esclamò la bimba. - Perché non mi ha salutato? Mi salutava sempre quando andava a prendere il tè dalla zia, e adesso sono tre giorni che se n'è andata. Sai, ho tanta sete. Non c'è un po' d'acqua? E non c'è niente da mangiare?

- No, tesoro, bisognerà che tu abbia ancora un pochino di pazienza, poi starai bene.

Appoggiati qui con la testina contro di me, e ti sentirai meglio. Non è facile parlare, con la lingua secca e ruvida come il corame, ma è meglio che ti dica come stanno le cose. Che cos'hai, lí?

- Guarda che bello! - esclamò la piccina con entusiasmo, mostrandogli due frammenti di mica luccicante. - Quando torno a casa, li do al mio fratellino Bob.

- Fra poco vedrai delle cose molto piú belle - dichiarò l'uomo fiducioso. - Abbi pazienza. Ma che cosa stavo dicendo?... Ti ricordi quando siamo partiti dal fiume?

- Oh, sí.

- Be', credevamo di trovare un altro fiume di lí a poco. Ma c'è stato uno sbaglio... non so come... forse la carta geografica... e il fiume non l'abbiamo trovato. L'acqua è sparita. Sono riuscito a raccoglierne qualche goccia per te, e...

- E tu non ti sei potuto lavare - l'interruppe la bambina con molta serietà, fissando la faccia sudicia dell'uomo.

- Già... e non ho potuto bere. Nessuno ha potuto bere... e il signor Bender è stato il primo ad andarsene, poi Pete l'indiano e la signora McGregor, poi ancora Johnny Hones e infine, tesoro, la tua mamma...

- Allora la mia mamma è morta - piagnucolò la bimba nascondendosi il viso nel grembiulino e rompendo in singhiozzi.

- Sí, sono morti tutti all'infuori di te e di me. Speravo ancora di poter trovare un po' d'acqua da questa parte. Ti ho caricata in spalla e mi sono rimesso in viaggio. Non siamo stati fortunati, e ormai non c'è piú nessuna speranza.

- Allora, moriamo anche noi? - chiese la bimba smettendo di singhiozzare, e alzando il visino rigato di lacrime.

- Credo proprio di sí.

- Perché non me lo hai detto prima? - riprese lei ridendo. - M'avevi fatto paura. Allora, se moriamo, ritroveremo la mamma.

- Certo, che la ritroverai, tesoro.

- Anche tu. Glielo dirò che sei stato tanto buono con me. Scommetto che è alla porta del paradiso ad aspettarci con una brocca d'acqua e con una torta grande cosí, di quelle con la crosta sopra e sotto, che piacciono tanto a me e a Bob. Ci manca molto?

- Non lo so... non molto.

Gli occhi dell'uomo erano fissi sull'orizzonte, verso nord. Nella volta azzurra del cielo, erano apparsi tre puntini che ad ogni minuto aumentavano di dimensioni, tanta era la rapidità con cui si avvicinavano. In breve si rivelarono per tre uccellacci scuri che cominciarono a volteggiare sulla testa dei due sperduti, poi si posarono su alcune rocce sovrastanti. Erano nibbi, gli avvoltoi dell'Ovest il cui arrivo è foriero di morte.

- Guarda i piccioni! - gridò la piccola in tono allegro, additando le bestiacce di malaugurio e battendo le mani per farle volare. - Senti, è stato il Signore a fare questo paese?

- Naturale che è stato il Signore - rispose l'uomo un po' sconcertato da quella domanda inattesa.

- Il Signore ha fatto l'Illinois, e anche il Missouri - proseguí la bimba - ma io non ci credo mica che abbia fatto anche questo paese. Non è fatto bene come gli altri. Si sono dimenticati l'acqua e gli alberi.

- Non vorresti dire le preghiere? - domandò ancora l'uomo, titubante.

- Ma è ancora presto per dire le preghiere.

- Non importa. Non è l'ora solita, ma al Signore non dispiacerà. Di' pure le preghiere che dicevi ogni sera sul carro, quando eravamo nella prateria.

- Perché non le dici anche tu? - chiese la bimba spalancando gli occhi, perplessa.

- Non me le ricordo. Non ne ho piú dette da quando ero alto la metà di questo fucile, ma forse non è mai troppo tardi per ricominciare. Dille tu, le preghiere, ed io ti terrò dietro.

- Ma allora devi inginocchiarti come me - spiegò la bimba stendendo lo scialle al suolo. - Devi giungere le mani cosí... In ginocchio ci si sente piú buoni, sai.

Era uno strano spettacolo... se ci fosse stato qualcuno ad osservarlo, all'infuori dei nibbi.

L'uno accanto all'altra, sullo scialletto, s'inginocchiarono i due viandanti, la bimbetta loquace e l'avventuriero indurito e temerario. Il visino ancor paffuto della bimba e la faccia scarna e angolosa dell'uomo erano rivolti al cielo senza nubi, in una sentita preghiera alla temuta Entità cui stavano di fronte. Due voci, una acuta e limpida, l'altra profonda e aspra... si univano per chiedere pietà e perdono. Finita la preghiera, i due tornarono a sedersi all'ombra del macigno, e, poco dopo, la bimba si addormentò appoggiata all'a mpio petto del suo protettore.

L'uomo rimase per qualche tempo ad osservarla, ma la natura fu piú forte di lui. Da tre giorni e tre notti non si era concesso né sosta né riposo. Lentamente, le palpebre gli si abbassarono sugli occhi stanchi, la testa gli ricadde sempre piú in basso, col mento sul petto, finché la sua barba brizzolata andò a mischiarsi ai riccioli d'oro della piccina.

Dormivano entrambi del medesimo sonno profondo e senza sogni.

Se il viandante fosse rimasto sveglio ancora per un'altra mezz'ora, uno strano spettacolo si sarebbe presentato ai suoi occhi. In lontananza, sull'estremo limite della pianura, si era levata come una nuvoletta di polvere, appena visibile sulle prime, confusa com'era con la bruma in distanza, per poi divenire piú vasta e ben definita. La nube continuò ad aumentare di dimensioni finché risultò palese che poteva essere causata soltanto da una grande moltitudine di esseri in movimento. In luoghi piú fertili, l'osservatore avrebbe concluso che stesse avanzando un'enorme mandra di bisonti, di quelli che abitano le praterie. Ma ciò non era possibile in quella terra arida. A mano a mano che la nube di polvere si avvicinava all'altura isolata su cui riposavano i due sperduti, cominciarono ad apparire attraverso il polverone le sagome di grandi carri coperti e le figure di molti cavalieri armati. Si trattava di una carovana diretta verso l'Ovest. Ma che carovana!

La testa era già arrivata alle falde delle montagne, ma la coda non si distingueva ancora, poiché si perdeva all'orizzonte. Attraverso l'immensa pianora, si snodava l'interminabile processione di carri, carretti, uomini a cavallo e uomini a piedi. Innumerevoli donne si trascinavano cariche di fagotti. e accanto a loro trotterellavano bimbi di ogni età, mentre altri facevano capolino dalle coperture dei carri. Non poteva certo essere una comune comitiva di immigranti, ma piuttosto qualche popolazione nomade, costretta dalla forza delle circostanze a cercarsi una nuova patria.

Nell'aria limpida e arida, si levava da quella massa umana un vociare confuso, accompagnato dal cigolio delle ruote e dal nitrire dei cavalli. Ma, per quanto fosse forte il frastuono, non era sufficiente a svegliare i due esausti viandanti che dormivano sulla piccola altura.

In testa alla colonna procedevano sei o sette uomini a cavallo, uomini dall'aspetto deciso e grave ad un tempo, vestiti di ruvidi panni scuri, e armati di fucile. Giunti alle falde dell'altura, si fermarono e tennero un breve conciliabolo.

- Le sorgenti sono a destra, fratelli - disse uno di loro, un uomo dai capelli brizzolati, dal volto glabro e la bocca dura.

- Alla destra della Sierra Blanca... poi raggiungeremo il Rio Grande - precisò un altro.

- Non temete per l'acqua - interloquí un terzo. - Colui che ha saputo cavarla dalle rocce non abbandonerà ora il suo popolo prediletto.

- Amen! Amen! - rispose il gruppo in coro.

Stavano per riprendere il cammino quando uno dei piú giovani, dotato di una vista molto acuta, ruppe in una esclamazione e indicò in alto, verso l'altura che sovrastava il burrone.

Presso un macigno spiccava contro il grigio della roccia e pareva scintillare al sole qualcosa di rosso. A quella vista tutti tirarono le redini e brandirono i fucili, mentre altri cavalieri sopraggiungevano per rinforzare l'avanguardia. La parola "pellirosse" era sulle labbra di tutti.

- Non ci possono essere molti indiani, qui - asserí l'uomo anziano che sembrava il capo. - Abbiamo oltrepassato il paese dei Pawnees e non incontreremo altre tribú finché non oltrepasseremo le grandi montagne.

- Posso andare a fare una ricognizione, fratello Stangerson? - chiese uno del gruppo.

- Anch'io... anch'io... anch'io - gridarono molte voci.

- Lasciate i cavalli e vi aspetteremo qui - concesse l'anziano.

Un momento dopo, i giovani erano smontati di sella, avevano legato i cavalli e si arrampicavano su per il ripido pendio verso l'oggetto che aveva attirato la loro curiosità.

Avanzavano rapidi e silenziosi con la disinvoltura e la destrezza degli esploratori esperti.

Gli altri, dalla pianura sottostante, li videro balzare di roccia in roccia finché le loro figure apparvero stagliate contro il cielo. Il giovane che per primo aveva dato l'allarme era in testa. A un tratto, i compagni lo videro alzare le mani al cielo come se egli fosse sopraffatto dalla meraviglia, e quando lo raggiunsero rimasero a loro volta sbalorditi per lo spettacolo che si presentava ai loro sguardi.

Sul piccolo spiazzo, in cima all'altura, c'era un unico masso gigantesco: appoggiato a quel masso giaceva un uomo alto e barbuto, di una magrezza estrema. Il suo volto placido e il suo respiro regolare dimostravano che era profondamente addormentato. Accanto a lui riposava una bimba, cingendogli il collo con le braccine rotonde, e la sua testa ricciuta era posata sul panciotto di fustagno di lui. Le labbra rosee della bambina erano dischiuse e rivelavano una fila di dentini candidissimi e regolari. Le sue sembianze gentili erano atteggiate a un sorriso placido. Le gambette grassocce con le calzine bianche e le scarpette dalla fibbia lucida contrastavano stranamente con le membra scarne e i cenci dell'uomo. Su una roccia che sovrastava quella strana coppia erano appollaiati tre nibbi solenni che, alla vista dei nuovi venuti, emisero grida rauche come di disappunto , e volarono via .

Le grida degli uccellacci svegliarono i dormienti che si guardarono attorno disorientati.

L'uomo si alzò in piedi a fatica e volse lo sguardo in giú verso la pianura che gli era apparsa tanto desolata prima che il sonno lo vincesse, e che ora sembrava divisa in due da quell'enorme carovana di uomini e di animali. Il suo viso assunse un'espressione incredula ed egli si passò una mano ossuta sugli occhi.

- Il delirio - borbottò. - Il delirio.

La bimba gli stava accanto in silenzio e gli si aggrappava alle gambe, ma, a sua volta, si guardava attorno con gli occhi attoniti e interrogativi dell'infanzia.

La spedizione di soccorso non tardò a convincere i due sperduti che la sua presenza non era un'allucinazione.

Uno degli uomini prese la bimba e se la issò sulle spalle, mentre gli altri reggevano l'esausto viandante aiutandolo a scendere verso i carri.

- Mi chiamo John Ferrier - spiegò l'uomo. - Io e la piccola siamo i soli superstiti di una comitiva di ventun persone. Gli altri sono morti di sete e di fame giú verso il Sud.

- É tua figlia? - domandò qualcuno.

- Ormai, è come se lo fosse - rispose l'uomo in tono di sfida - poiché l'ho salvata. Nessuno potrà mai portarmela via. Da oggi in poi, è Lucy Ferrier. Ma voialtri, chi siete? - soggiunse, guardando incuriosito gli aitanti e abbronzati salvatori. - Pare che siate in molti.

- Quasi diecimila - spiegò uno dei giovanotti. - Siamo i perseguitati figli di Dio... i prescelti dell'Angelo Merona.

- Non ne ho mai sentito parlare - confessò il viandante. - A quanto sembra i suoi prescelti sono un bel numero.

- Non scherzare su ciò che è sacro - ribatté l'altro in tono severo. - Siamo coloro che credono nelle sacre scritture incise in lettere egiziane su lastre d'oro battuto che furono consegnate al santo Joseph Smith a Palmyra. Veniamo da Nauvoo, nello Stato dell'Illinois, dove avevamo fondato il nostro Tempio. Ora cerchiamo un rifugio lontano dai violenti e dai senza Dio e lo troveremo a costo di installarci nel cuore del deserto.

I1 nome di Nauvoo, evidentemente, svegliò qualche ricordo di John Ferrier.

- Capisco - disse. - Siete i mormoni.

- Siamo i mormoni - risposero gli altri

- E dove andate?

- Non lo sappiamo. La mano di Dio ci guida nella persona del nostro profeta. Devi venire al suo cospetto. Lui dirà quel che si deve fare di te.

Erano ormai arrivati alle falde dell'altura, e ben presto si trovarono attorniati da una folla di pellegrini... donne dal volto pallido e dall'aspetto mite, bimbi robusti e giulivi, uomini ansiosi, dal volto serio. Molte furono le grida di stupore e di commiserazione quando i morrnoni videro la minuscola vagabonda e notarono le condizioni miserande dell'uomo che l'accompagnava.

Tuttavia, la pattuglia di scorta non si fermò, ma continuò a procedere seguita dalla folla, finché giunse a un carro che si distingueva dagli altri per le sue dimensioni e per il suo aspetto sontuoso.

Sei cavalli erano aggiogati a quel carro, mentre gli altri erano trainati da due o, al massimo, da quattro.

Accanto al cocchiere, era seduto un uomo che non poteva avere piú di trent'anni, ma la testa massiccia e l'espressione risoluta rivelavano in lui il capo. Era intento a leggere un libro dal dorso marrone, ma lo mise da parte quando la folla si avvicirìò, e ascoltò attentamente la relazione dell'accaduto. Poi si volse ai due sperduti.

- Possiamo prendervi con noi - dichiarò in tono solenne - ma soltanto come seguaci della nostra fede. Non vogliamo lupi nel nostro ovile. Meglio assai sarebbe che le vostre ossa s'imbiancassero in questo deserto, se mai doveste rivelarvi come il minuscolo granello di impurità che, alla lunga, fa marcire tutto il frutto. Volete venire con noi a queste condizioni?

- Per conto mio, vengo con voi a qualunque condizione - rispose Ferrier, e parlò con tale impeto che i solenni Anziani non poterono trattenere un sorriso. Soltanto il capo conservò la sua espressione minacciosa e solenne.

- Fratello Stangerson - ordinò - darai a costoro da mangiare e da bere. Sarà pure tuo compito istruirli sul nostro credo. Abbiamo indugiato abbastanza a lungo! Avanti! Avanti verso Sion!

- Avanti verso Sion! - ripeterono i mormoni, e il grido si propagò lungo la carovana, passando di bocca in bocca finché si spense in distanza come un sordo mormorio.

Tra lo schioccar delle fruste e il cigolio delle ruote, i grandi carri si rimisero in moto e l'immensa carovana riprese a serpeggiare attraverso il deserto. L'Anziano alle cure del quale i due viandanti erano stati affidati li condusse a un carro dove già li aspettava un pasto copioso.

- Rimarrete qui - disse. - In pochi giorni vi rimetterete in forze. Intanto, ricordatevi che siete ormai, e per sempre, della nostra religione. Brigham Young l'ha detto ed egli parla con la voce di Joseph Smith che è la voce del Signore.